Nonostante le Bugie di Renzi, il ristagno continua ed il Sud arretra ancora

A dispetto del tentativo di Banca Italia di indorare la pillola, il ritardo del Mezzogiorno, continua ad allargarsi. Per recuperarlo, in queste condizioni, ci vorranno almeno 150 anni.

Sud

Diciamocelo con franchezza e senza falsi infingimenti. La situazione del Mezzogiorno, a dispetto dell’annuncite (vedi le passerelle di Renzi & e dei governatori del Sud, per le firme dei cosiddetti “Patti Regionali” nell’ambito dell’altrettanto cosiddetto “Patto per il Sud”)  e delle rassicurazioni interessate di analisti e ricercatori, continua a peggiorare, mentre il suo ritardo dall’alt(r)aItalia, continua ad accentuarsi. E sostenere – come ha fatto Renzi nell’ ottobre 2015, dopo le anticipazione del  Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno nel 2015 (mai, prima dell’avvento del premier delle primarie, la Svimez si era preoccupata di presentare  anticipazioni dello stato dell’economia dell’anno in  corso) – che “finalmente l’Italia, non è più un Paese che marcia a due velocità” era una bugia grande quanto un grattacielo di New York.  Lo era, allora, perché, appena due mesi prima, 30 luglio – nel corso di una conferenza stampa  tenuta a Roma, in attesa della presentazione del rapporto definitivo 2014  – la stessa Svimez aveva sottolineato che, dopo gli anni della crisi, il Sud si ritrovava in condizioni peggiori della Grecia; lo è adesso alla luce del fatto che, lo 0,3 per cento di crescita fatto registrare dal Mezzogiorno è decisamente più basso di quel, già di per se, limitato, 0,8 per cento del Paese, che, tra l’altro, al netto dell’Italia del tacco sarebbe risultato almeno dell’uno per cento. Senza dire, poi, che entrambi risultavano drogati da tre giorni di lavoro in più, rispetto al 2014. A   parità di giorni lavorativi, quindi, la crescita italiana, non sarebbe andata oltre lo 0,6 e quella meridionale si sarebbe fermata a 0. Insomma più che di una crescita reale, si tratta di un’alchimia numerica. A conti fatti, se il suo livello di sviluppo, resta ancorato a queste cifre, per recuperare il proprio ritardo il Sud dovrà acconciarsi ad aspettare almeno 150 anni. A patto che, nel frattempo, il Nord non cresca più neanche di un punto. Cosa, per altro, che naturalmente nessuno si augura. Una ragione in più, quindi, perché il Mezzogiorno, si decida finalmente, riscoprire se stesso, rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione e riprendersi la propria autonomia decisionale, finanziaria, energetica, assicurativa, bancaria ed il diritto al lavoro ed all’occupazione,

Di seguito, le sintesi della Banca d’Italia sull’economia delle 5 regioni del profondo Sud

Banca d’Italia – l’Economia delle Regioni:

BASILICATA

Dopo aver ristagnato nell’anno precedente, nel 2015 l’attività economica in Basilicata ha registrato una lieve ripresa.

Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia si è rafforzata la crescita del settore industriale: l’aumento delle vendite ha tratto impulso in particolare dalla dinamica del comparto automotive, dove assume un ruolo rilevante lo stabilimento FCA di Melfi.

Le esportazioni regionali sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente grazie soprattutto al contributo del settore autovetture. Al netto del comparto, che rappresenta i tre quarti delle vendite regionali all’estero, l’export è cresciuto in modo sostenuto, anche per effetto del buon andamento dell’agroalimentare e del petrolio greggio; sono invece tornate a ridursi le esportazioni di mobili.

Il settore delle costruzioni ha continuato a mostrare segnali di debolezza: il valore aggiunto si è ridotto, beneficiando solo in parte della ripresa delle compravendite di abitazioni, che ha riguardato in modo più intenso la provincia di Matera.

È proseguita la stagnazione dell’attività nel settore dei servizi. Tra i comparti in crescita si evidenziano il commercio di beni durevoli, che ha mostrato un sensibile incremento delle vendite, e quello turistico. Quest’ultimo ha registrato un ulteriore aumento dei flussi di visitatori, soprattutto di quelli diretti verso la città di Matera, designata nell’ottobre del 2014 Capitale europea della cultura per il 2019. Negli ultimi sette anni le presenze turistiche a Matera sono triplicate, a fronte di un aumento di un quarto in regione.

L’occupazione è aumentata nel 2015 più che in Italia e nel Mezzogiorno. L’aumento ha riflesso soprattutto il buon andamento nel comparto industriale e in misura minore nei servizi. L’incremento è risultato più intenso per i lavoratori dipendenti, in particolare per quelli a tempo indeterminato, anche grazie agli sgravi contributivi introdotti all’inizio del 2015 e al Jobs Act. L’aumento dell’occupazione ha inoltre interessato in modo più marcato i lavoratori con titolo di studio più elevato e, tra questi, i laureati. Il tasso di disoccupazione è sceso al 13,7 per cento, un livello significativamente inferiore alla media del Mezzogiorno; il calo ha riguardato soprattutto i giovani.

La lieve ripresa dell’attività produttiva si sta lentamente riflettendo sulla dinamica degli aggregati creditizi. Nel 2015 si è interrotto il calo in corso da circa un triennio del credito erogato da banche e società finanziarie alle imprese. I prestiti hanno registrato una crescita in tutti i settori produttivi, a eccezione di quello delle costruzioni, dove hanno continuato a diminuire. Il credito alle famiglie consumatrici è aumentato; vi hanno contribuito sia i mutui per l’acquisto di abitazioni, in connessione con la ripresa delle compravendite immobiliari, sia il credito al consumo.

La qualità del credito alle imprese ha registrato un peggioramento per effetto della dinamica negativa nel settore delle costruzioni; nei servizi e soprattutto nel manifatturiero ha invece evidenziato un miglioramento. La qualità dei finanziamenti alle famiglie è risultata sostanzialmente stabile.

La crescita dei depositi si è rafforzata, trainata da quelli in conto corrente delle imprese.

CALABRIA            

Nello scorso biennio l’attività economica in regione si è stabilizzata, dopo la lunga e pesante recessione osservata tra il 2007 e il 2013. Secondo le stime di Prometeia, il PIL in termini reali nel 2015 è cresciuto dello 0,1 per cento (era stato 0,2 nel 2014). Tutti i settori avrebbero però registrato una dinamica inferiore a quella media nazionale.

I servizi privati non finanziari sono stati caratterizzati da andamenti contrastanti: il commercio ha beneficiato della timida ripresa nei consumi delle famiglie e nel comparto turistico si è registrato un moderato incremento delle presenze; nei trasporti, continua il declino dei traffici a Gioia Tauro; infine, segnali incoraggianti provengono dal terziario innovativo.

L’attività industriale ha, nel complesso, ristagnato; indicazioni più favorevoli provengono dalle imprese con almeno 20 addetti. La domanda estera di prodotti calabresi è salita sensibilmente, anche se tale canale ha influito in misura ridotta sull’andamento dell’economia, dato lo scarso peso dell’export sul prodotto.

Nel settore delle costruzioni il calo si è attenuato; in prospettiva l’attività potrebbe beneficiare della stabilizzazione delle transazioni nel mercato immobiliare. Il valore aggiunto in agricoltura ha ripreso a crescere. La stabilizzazione del quadro congiunturale non ha inciso sull’andamento dell’occupazione, che è tornata a scendere. Il tasso di occupazione si è attestato sui livelli minimi in Italia. Le difficoltà del mercato del lavoro continuano a manifestarsi in maniera differenziata per genere ed età; in particolare, il divario con la media nazionale permane più elevato per le donne e per i giovani tra i 25 e i 34 anni.

I trasferimenti pubblici e la stabilizzazione dei prezzi hanno attenuato la caduta del potere di acquisto delle famiglie. È migliorata la percezione che le famiglie hanno della propria condizione economica, anche se l’incidenza della povertà rimane su livelli storicamente elevati.

La dinamica dei finanziamenti al settore privato non finanziario ha mostrato segnali di miglioramento, riflettendo il rafforzamento della domanda di prestiti e l’allentamento delle condizioni di accesso al credito. I prestiti bancari alle famiglie consumatrici sono cresciuti per la prima volta dal 2012. Si è rafforzata la crescita dei nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni, grazie anche ai livelli storicamente bassi dei tassi d’interesse; il credito al consumo è tornato a crescere, soprattutto nella componente bancaria.

I prestiti alle imprese calabresi, seppur in calo per il quarto anno consecutivo, hanno mostrato un’attenuazione della dinamica negativa, che ha interessato sia le imprese medie e grandi sia quelle di piccola dimensione. Anche in connessione con il graduale rafforzamento della situazione economica e finanziaria delle imprese, il flusso di nuove sofferenze nel settore produttivo è diminuito, rimanendo tuttavia su livelli più elevati di quelli registrati nel resto del paese e nel periodo pre-crisi.

La crescita dei depositi bancari delle famiglie calabresi si è interrotta, riflettendo in parte la timida ripresa dei consumi, dopo l’aumento della propensione al risparmio registrato durante la crisi. Nel settore produttivo, i depositi bancari hanno continuato a crescere a ritmi sostenuti.

CAMPANIA

Nel 2015 si è arrestata la prolungata fase di flessione dell’attività economica che aveva caratterizzato l’economia campana a partire dal 2008. Secondo le stime di Prometeia, nel 2015 il prodotto regionale in termini reali è lievemente aumentato (0,3 per cento), sostenuto oltre che dalla ripresa della domanda estera anche da una contenuta espansione dei consumi e degli investimenti. Sul finire del 2015 e nei primi mesi dell’anno in corso alcuni indicatori hanno tuttavia segnalato un’attenuazione della crescita, in connessione con l’acuirsi dell’incertezza sui mercati internazionali. L’economia campana ha risentito, sebbene in misura contenuta, anche degli effetti dell’alluvione che ha colpito la provincia di Benevento nell’autunno del 2015.

Secondo indagini campionarie rivolte alle imprese campane, l’espansione è ascrivibile quasi esclusivamente a quelle di maggiori dimensioni, che già avevano registrato andamenti positivi nel 2014, e ad alcuni comparti di attività. L’eterogeneità negli andamenti tra settori e classi dimensionali delle imprese rappresenta un fattore strutturale comune alle imprese campane e italiane, acuitosi nel periodo di crisi. In Campania, le componenti produttive che hanno mostrato maggiore vitalità a partire dall’avvio della crisi si sono concentrate nei settori ad alta tecnologia e, soprattutto, in quello agro-alimentare.

In quest’ultimo comparto le esportazioni sono cresciute a ritmi molto sostenuti, principalmente verso i paesi della UE. Tra gli altri settori di specializzazione regionale, l’espansione delle vendite estere si è attenuata nel comparto della moda, risentendo del calo dell’export verso la Russia e l’Asia orientale. Le esportazioni complessive verso i paesi extra UE, al netto del forte calo delle vendite di aeromobili negli Stati Uniti, sono aumentate.

Il miglioramento del tono congiunturale si è riflesso sul mercato del lavoro. L’occupazione, dopo un biennio di flessione, è aumentata nel 2015 e, parallelamente, è proseguito il processo di stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Il tasso di disoccupazione si è ridotto, per effetto anche della flessione del numero di persone in cerca di occupazione. Rimane molto elevato, sebbene in calo, il tasso di disoccupazione giovanile, a cui contribuisce anche una diffusione dell’istruzione universitaria inferiore alla media italiana. In Campania il numero di giovani che si iscrivono all’università è più basso e, tra questi, è più alto il tasso di abbandono. Il divario nell’istruzione terziaria rispetto al resto del Paese si è acuito a partire dall’avvio della crisi, risentendo anche del più forte calo delle immatricolazioni.

In Campania i consumi, specie gli acquisiti di auto, hanno ripreso a crescere, beneficiando del miglioramento delle condizioni occupazionali. Rimane però elevata l’incidenza delle famiglie che possono essere definite povere o socialmente escluse. La crescita dei consumi ha contribuito ad attenuare il processo di uscita dal mercato delle imprese del commercio, specie di quelle al dettaglio. Secondo Unioncamere-Campania, della ripresa dei consumi hanno tuttavia beneficiato solo gli esercizi con almeno 20 addetti. Tra gli altri comparti dei servizi si conferma l’andamento positivo del turismo e dei trasporti, aerei e marittimi.

L’andamento del credito alle imprese è stato sospinto da un lieve allentamento delle condizioni di offerta e da un rafforzamento della domanda. In particolare, si sono consolidate le richieste di credito legate al finanziamento del circolante e alle operazioni di ristrutturazione del debito. Rimane contenuto l’apporto della domanda finalizzata all’attività di investimento in capitale produttivo. I prestiti sono tuttavia aumentati solo per le imprese in condizioni economiche e patrimoniali equilibrate. Il processo di riequilibrio della struttura finanziaria è proseguito. Il leverage delle imprese campane ha continuato a ridursi, beneficiando sia della fuoriuscita dal mercato delle aziende più indebitate sia dell’apporto di nuovi mezzi patrimoniali.

Il numero di fallimenti si è ridotto in Campania, così come il numero di liquidazioni volontarie. Il flusso delle nuove sofferenze si è attenuato ma rimane ancora elevato, in particolare per le imprese di costruzioni. La prolungata fase di recessione e i tempi lunghi delle procedure di recupero dei crediti hanno contribuito al notevole accumulo di sofferenze nei bilanci degli intermediari, rendendo più prudenti le politiche di concessione del credito, specie alle imprese più rischiose.

Le compravendite immobiliari sono aumentate ma rimangono esigue. Nel 2015 si è arrestata la prolungata fase di flessione dei prezzi degli immobili residenziali iniziata nel 2009. Parallelamente sono aumentate a ritmi sostenuti le erogazioni di mutui per acquisto di abitazioni. Ne ha beneficiato il settore delle costruzioni. La produzione del comparto è aumentata, riflettendo anche la marcata espansione delle opere pubbliche aggiudicate nel 2015, anno di chiusura del ciclo di programmazione comunitaria 2007-2013.

In prospettiva, le imprese di costruzioni potrebbero risentire delle difficoltà riscontrate nell’avvio del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020 che ha comportato nello scorso anno un calo delle opere messe a bando. Tali difficoltà risentono anche dei ritardi accumulati nell’attuazione degli interventi della precedente programmazione che, al fine di raggiungere gli obiettivi di spesa, ha impegnato risorse comunitarie su progetti già avviati ma finanziati in precedenza con altre risorse.

PUGLIA

Dopo tre anni di recessione nel 2015 l’economia regionale è tornata a una lieve crescita.

L’attività industriale è aumentata sospinta soprattutto dalla domanda interna: sulla base delle rilevazioni condotte dalla Banca d’Italia su un campione di imprese industriali le vendite nel 2015 sono cresciute del 3,8 per cento, sostanzialmente in linea con la media nazionale.

L’incremento ha riguardato in particolare le imprese di maggiori dimensioni. L’andamento del fatturato si è riflesso nel miglioramento della redditività; l’incremento del grado di utilizzo degli impianti ha favorito  la ripresa degli investimenti. Per il 2016 le imprese prevedono un’ulteriore crescita delle vendite, mentre gli investimenti dovrebbero mantenersi in linea con i valori registrati nel 2015.

È proseguita la debolezza delle esportazioni, frenate dalla dinamica negativa del comparto siderurgico,  che risente della riduzione dell’attività produttiva dell’Ilva di Taranto. I settori dell’agroalimentare, dei  mezzi di trasporto e degli apparecchi elettrici hanno invece fornito un contributo positivo all’andamento delle esportazioni.

Nonostante la ripresa il settore industriale ha continuato a risentire degli effetti della crisi economica: solo il 30 per cento degli addetti regionali del settore è impiegato in comparti che presentano segnali di vitalità in termini di fatturato, esportazioni e valore aggiunto. Tra questi si evidenziano quelli della meccanica e dell’alimentare in provincia di Bari, dell’aerospaziale in quella di Brindisi e del calzaturiero in quella di Barletta.

Nel settore delle costruzioni il valore della produzione è tornato a crescere, anche se a ritmi  contenuti, interrompendo il calo registrato negli otto anni precedenti. Nel comparto residenziale le compravendite sono cresciute per il secondo anno consecutivo, seppure a ritmi inferiori rispetto alla media nazionale. L’andamento dei prezzi ha evidenziato una fase di stabilizzazione che ha interrotto la riduzione registrata nel triennio precedente. I prezzi medi delle abitazioni sono, in regione, inferiori rispetto alla media nazionale di poco meno di un terzo, soprattutto per effetto del minor valore di quelle ubicate nelle aree urbane. Le previsioni per il 2016 indicano un ulteriore incremento del valore della produzione.

Il valore aggiunto dei servizi è rimasto sui livelli dell’anno precedente, dopo il calo registrato nel 2014. Il commercio ha beneficiato dell’incremento delle vendite dei beni di consumo durevoli; il traffico merci e di passeggeri nei porti pugliesi è diminuito mentre il numero di viaggiatori negli aeroporti regionali è aumentato; il turismo ha registrato un incremento delle presenze, soprattutto tra gli stranieri.

Il mercato del lavoro ha beneficiato della lieve ripresa dell’attività economica: gli occupati sono  tornati a crescere, registrando un incremento superiore alla media nazionale. L’aumento, concentrato nella prima parte dell’anno, ha riguardato soprattutto le posizioni a tempo parziale, interessando esclusivamente gli individui con livelli di istruzione medi e bassi. Il tasso di disoccupazione si è ridotto al 19,7 per cento, soprattutto per effetto della flessione della disoccupazione di lungo periodo, che tuttavia continua a costituire oltre i tre quinti del totale.

La lieve ripresa dell’attività produttiva si sta lentamente riflettendo sulla dinamica degli aggregati creditizi. Nel 2015 si è attenuato il calo dei finanziamenti al settore produttivo, in particolare con riferimento alle imprese di maggiori dimensioni. Le imprese caratterizzate da un minor grado di rischiosità hanno registrato una dinamica del credito più favorevole. Il credito alle famiglie è tornato a crescere: l’aumento dei mutui per l’acquisto di abitazioni si è associato alla ripresa del mercato immobiliare, mentre il credito al consumo ha  beneficiato dell’incremento delle vendite dei beni durevoli. Nei primi mesi del 2016 si è rafforzata la crescita dei prestiti alle famiglie e quelli alle imprese, dopo circa 3 anni di flessione, sono tornati ad aumentare.

Gli indicatori di rischiosità del credito hanno registrato un miglioramento. Il tasso di ingresso in sofferenza si è ridotto, attestandosi su un valore in linea con quello registrato nel Mezzogiorno, ma più elevato rispetto al dato nazionale. Anche i crediti deteriorati caratterizzati da un minor grado di anomalia rispetto alle sofferenze sono diminuiti.

È proseguita la crescita dei depositi di famiglie e imprese, soprattutto per effetto dell’espansione dei conti correnti.

SICILIA

Nel 2015, interrompendo la lunga fase recessiva in atto dal 2007, l’economia siciliana ha mostrato alcuni segnali di miglioramento che hanno interessato, in modo eterogeneo, settori e imprese. Il recupero del valore aggiunto nell’agricoltura si è accompagnato a una stabilizzazione nella manifattura e nei servizi e all’ulteriore flessione nelle costruzioni.

La lieve ripresa della domanda interna si è riflessa in un miglioramento degli indicatori reddituali delle imprese industriali, sebbene l’incertezza freni ancora l’attività di investimento. Le imprese con una maggiore apertura verso i mercati esteri hanno continuato a mostrare andamenti più favorevoli: le esportazioni non petrolifere della Sicilia sono aumentate, trainate dalle vendite di prodotti chimici, elettronici e dell’agroalimentare.

La flessione dell’attività nel settore delle costruzioni si è attenuata, beneficiando del riavvio delle compravendite residenziali, dove i prezzi si sono stabilizzati nella seconda parte dell’anno.

Nel terziario la ripresa dei consumi delle famiglie, soprattutto di beni durevoli, ha permesso un miglioramento dei principali indicatori economici nel settore del commercio, interessato, negli anni della crisi, da un calo del numero di imprese in sede fissa e da una ricomposizione dell’offerta a favore delle strutture della grande distribuzione organizzata.

Dopo otto anni l’occupazione in regione è tornata ad aumentare; l’incremento ha riguardato l’agricoltura, le costruzioni, e una parte del terziario; il tasso di disoccupazione si è ridotto. Il mercato del lavoro siciliano esce molto indebolito dagli anni della crisi, con una contrazione cumulata dell’occupazione, nel periodo 2008-2014, tripla in termini percentuali rispetto alla media italiana. Negli stessi anni le immatricolazioni universitarie di giovani siciliani sono diminuite quasi di un quinto, molto più che nella media nazionale, con potenziali impatti negativi, in prospettiva, sul livello qualitativo della forza lavoro locale; in Sicilia, tra l’altro, il tasso di scolarizzazione terziaria è tra i più bassi in Italia e i tempi di laurea sono più lunghi.

Dopo un triennio, nel 2015 il tasso di variazione dei prestiti al settore privato non finanziario siciliano è tornato positivo. In presenza di condizioni di offerta che hanno beneficiato anche della politica monetaria espansiva della BCE, sull’andamento dei prestiti ha inciso in particolare il rafforzamento della domanda di mutui da parte delle famiglie; nel settore produttivo i finanziamenti sono cresciuti per le imprese con condizioni reddituali e finanziarie più solide.

Il miglioramento del quadro congiunturale registrato nel corso del 2015 si è riflesso sull’andamento della qualità del credito. Il flusso delle nuove sofferenze in rapporto ai prestiti ha cominciato a diminuire per effetto delle minori difficoltà di rimborso delle imprese. Per le famiglie gli indicatori di rischiosità sono lievemente aumentati, rimanendo tra i più elevati tra le regioni italiane.

La crescita dei depositi bancari si è affievolita. I dati sugli investimenti in altri strumenti finanziari segnalano ancora una diminuzione del valore complessivo dei titoli a custodia detenuti dai risparmiatori siciliani, con una ricomposizione verso le forme di risparmio gestito.

 

Nonostante le Bugie di Renzi, il ristagno continua ed il Sud arretra ancoraultima modifica: 2016-06-21T12:15:43+02:00da mimdell
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