Solo il Sud può salvare se stesso, ma basta con il meridionalismo “d’accatto”

In un’Itaglia che nel distribuire risorse per lo sviluppo, divide i cittadini in residenti di serie A, B e C. Non c’è spazio per una crescita meridionale

meridionalismo

Intervistato da “Il Mattino”, a margine del 44° convegno di Confindustria a Santa Margherita  Ligure del giugno 2014, a proposito delle  statistiche  Istat che certificavano l’ulteriore allargamento della forbice  fra Mezzogiorno e resto d’Italia, nonché  della questione meridionale, più in generale, il professore Paolo Savona ha sostenuto che:                                       1) “Se si continua a dare la media ed avvertire che la distribuzione territoriale è diversa non si tratta più di un atto d’ignoranza, ma di malafede” perché “la media del Pil non rappresenta l’Italia. Se si dice che il Pil cresce dello 0,7 per cento, quando invece cresce al Nord e non cresce al Sud, allora è una bugia”;                                                                                               2) “il Mezzogiorno si avvia a nuova e più grave crisi”, anche se, “continueranno a darci medie europee e medie italiane che la maschereranno”.       Nell’intervista, però. Savona, aveva sottolineato anche che c’è “bisogno di una nuova fase di meridionalismo intelligente ed impegnato, perché quello vecchio è morto”; 3) “assistenza e bonus non servono per la ripresa dell’occupazione. Vanno completate tutte le opere pubbliche lasciate a metà. Oggi invece vengono incrementate solo le tasse e l’assistenza”. Parole sacrosante, ma, a parere personale, non esaustive. Intanto, perché, quel Pil nazionale, di cui sopra, che cresce dello 0,7 per cento, rappresenta una bugia doppia e ne nasconde un’altra ancora più inquietante (soprattutto, in un Paese come l’Italia che divide i propri figli in cittadini di serie A, di serie B e C, quelli meridionali), Dal momento che il Pil meridionale è già incluso nel calcolo ed ovviamente, lo condiziona in discesa, lo 0,7 complessivo significa che il nord è cresciuto del +1 per cento, mentre il Sud è ulteriormente regredito. Né deriva, quindi, che, non solo la forbice Nord-Sud non è rimasta inalterata, si è addirittura allargata.

Ed, inoltre, perché a mio modestissimo avviso:

a) il vecchio meridionalismo non è morto, ma, peggio ancora, alla continua ricerca di assistenzialismo e carità pelosa si è venduto e, per procacciarsi gratificazioni personali, sia economiche che di carriera, ha svenduto il Mezzogiorno a “prezzi d’affezione”;

b) pensare di completare tutte le opere pubbliche lasciate a metà, potrebbe rappresentare soltanto un ulteriore inutile spreco di risorse. Alla luce del tempo trascorso dalla loro “ideazione” e “messa in opera”, molte di loro, oggi, potrebbero essere addirittura superate e, quando, completate assolutamente servono e destinare le risorse necessarie a completare quelle “desuete”, ancor prima di nascere, ad altre, vecchie o nuove, effettivamente indispensabile alla  crescita del Mezzogiorno. Di più, il problema, non è soltanto quello legato alle medie nazionali ed europee, ma anche quello derivante dagli esiti dei rapporti e delle analisi su basi nazionali, che danno ai risultati complessivi, valenze di stampo territoriale. Il che trasforma il Mezzogiorno, da protagonista – quale dovrebbe essere, se se ne vuole programmare la crescita e quale  viene presentato dai ricercatori –  in semplice comprimario e, per conseguenza, in agnello sacrificale agli interessi generali che lo vedono sempre in posizione defilata e decisamente subordinata rispetto al resto del Paese. E, soprattutto, al Nord, al quale – come ho, più volte, sottolineato – finisce sempre per essere destinata la prima e notevolmente più cospicua parte di risorse finanziarie a disposizione  per lo sviluppo, mentre al Sud viene indirizzata al massimo un po’ di elemosina.

Ecco perché, solo il Sud – ovviamente, quando, i suoi figli decideranno di mettere da parte le divisioni partitiche ed ideologiche (destra, sinistra o centro) e scenderanno in campo insieme per una battaglia comune, in nome della loro terra – potrà salvare se stesso.

 

 

Solo il Sud può salvare se stesso, ma basta con il meridionalismo “d’accatto”ultima modifica: 2016-07-04T13:39:19+02:00da mimdell
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