Attacco agli ambulanti. Rischio per il Sud. “Ce lo chiede l’Europa”

Nel frattempo, Renzi & c., valutano di far pagare la ricostruzione post-sisma ai cittadini, quindi, anche, alle vittime, con nuove accise su carburanti e tabacchi

ambulanti

Senza Lavoro, poveri in canna, ma tassati come, anzi, in proporzione al proprio reddito, di più, di “nababbi”. Ecco la condizione degli italiani, al tempo della “renzicrazia” ovvero oggi. Ed il peggio è che la situazione non mostra alcun segnale di miglioramento.  Purtroppo, infatti, in conseguenza del debito pubblico da ridurre, cui si sono aggiunte le esigenze – a parere personale, decisamente più significative – della ricostruzione post-sisma nell’Italia centrale, si avanza l’ipotesi, dell’attivazione immediata dell’aumento dell’Iva dal 22 al 24% – originariamente previsto per il 2018 –  ed al 25%, fissato per il 2019; inoltre, del rinvio della riduzione dal 27,5 al 24% dell’Ires; nonché un nuovo aumento delle accise e, quindi, del costo di carburanti e tabacchi.  Il tutto per rispetto del mantra Ue a proposito del debito pubblico da tagliare e non sfondare nel 2017 il tetto del 3% nel rapporto fra deficit e Pil. Incrementi che resteranno come quelle precedenti – non dimentichiamo che ancora oggi stiamo pagando, tanto per fare un solo esempio, l’accise per finanziare la guerra in Etiopia del 35-36 – in eterno, ben oltre l’emergenza che, in quanto tale, è transitoria. Sicché, se la causa che le giustifica è giusta e condivisibile, ciò che le fa apparire inaccettabile è il fatto che toccherà pagarle, oggi a noi, domani ai nostri figli e dopo ai nostri nipoti. E anche alle vittime del terremoto.

Un gravame che saranno costretti a sopportare anche le 200mila (di cui ben 123mila in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) imprese di commercio ambulanti italiane la cui sopravvivenza è messa in discussione dall’introduzione della direttiva di Frits Bolkestein al commercio ambulante europeo  per la quale  dal 5 luglio 2017 le concessioni del suolo pubblico di mercati, mercatini, vie, viuzze e quartieri di città, paesini e villaggi dell’Ue dovranno essere assegnate, attraverso appositi bandi pubblici con scadenza di 7 – 9 e 12 anni, aperti alla partecipazione anche dei Centri Commerciali, se intenzionati, ovviamente, a conquistare spazi esterni alle proprie strutture. Come faranno, nel caso, piccoli venditori ambulanti a sconfiggere la spietata concorrenza delle multinazionali del commercio? Purtroppo, dopo la chiusura di migliaia di piccoli negozi, la stessa sorte sta per sommergere anche gli ambulanti.

Una direttiva che nessun Paese europeo ha recepito – ad eccezione dei soliti “servi schiocchi”: Italia e Spagna, evidentemente, incapaci di valutare le possibili conseguenze delle iniziative comunitarie sui propri popoli –  contestata e bocciata dal Parlamento europeo che ha chiesto di non applicarla all’ambulantato, appello rimasto inascoltato perché  nell’Ue non comandano i rappresentanti del popolo, regolarmente eletti, ma gli “ottimati”, figli prediletti dei poteri forti e della grande finanza, che nessuno ha votato.

Di conseguenza, dal prossimo 5 luglio, i venditori ambulanti – anche quelli attualmente muniti di regolare licenza – diventeranno tutti abusivi, almeno fino a quando non vinceranno un qualche bando, riuscendo a strappare una nuova concessione. Il che è ancora più grave, perché si verifica proprio nel momento in cui, causa la crisi economica globale, il commercio ambulante rappresenta, nel nostro Paese, uno dei settori maggiormente in crescita e, quindi, trainanti dell’economia nazionale.  E soprattutto dell’Italia del Sud. Non sarà questa la ragione che ha spinto le multinazionali della Grande Distribuzione a pretenderne l’emanazione e sollecitarne l’applicazione?

 

Attacco agli ambulanti. Rischio per il Sud. “Ce lo chiede l’Europa”ultima modifica: 2016-08-31T16:58:08+02:00da mimdell
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