Riforme Costituzionali, quante ragioni per dire “NO”! Eccole tutte. O quasi

Sono davvero tante, decisamente, troppe le ragioni che spingono a votare contro la proposta di modifica firmata Boschi, ma voluta da Renzi e dettata da Jp Morgan

referendum

Perché dico “no” alla riforma costituzionale. Contro, Renzi? Assolutamente, no! Del premier per “grazia ricevuta” da “sua santità” Giorgio I, come dicono a Roma “nun me ne può fregà de meno”. Anche perché sono convinto che, anche qualora dovesse vincere il “no”, lui resterebbe al proprio posto. Forse, ma non è detto, fingerà di dimettersi, consapevole che Mattarella gli ridarà il mandato per la formazione di un nuovo esecutivo, e depuati e senatori, purtroppo, pur di conservarsi privilegi e cadreghino, gli rinnoveranno la fiducia. Voto “no” alla “deforma” renziota, elaborata dal ministro Maria Elena Boschi – non solo perché scritta con i piedi – questo, in realtà – pur essendo inaccettabile – è comunque il male minore –   bensì perché è confusionaria, contraddittoria, fa continui rinvii a leggi e regolamenti da predisporre ed approvare ed è essa stessa un “vulnus”  in quanto approvata da un parlamento che la Corte Costituzionale – e non il sottoscritto – ha sentenziato essere stato eletto illegittimamente, che avrebbe dovuto provvedere soltanto all’ordinaria amministrazione. E, checchè ne dicano Renzi ed i suoi regicoda riformare la Costituzione tutto è, fuorché ordinarietà. E’ passata grazie al “si” di oltre 100 parlamentari eletti con i voti dell’opposizione e, poi, trasferitisi “armi e bagagli” nelle fila della maggioranza e con i voti degli oltre 200 parlamentari della maggioranza eletti, si fa per dire, con il premio di maggioranza. Ovvero, proprio l’aspetto della legge elettorale, ritenuto illegittimo dalla Consulta.

Questa, però, è soltanto una delle motivazioni per le quali dico “no” alla riforma, pur essendo. Ce ne sono, infatti, tantissime altre che Renzi & c., stanno cercando di nascondere, seppellendole sotto una montagna di menzogne.  E questo senza dire che, per noi meridionali, una vittoria del “si”, rappresenterebbe un colpo – se non proprio definitivo – decisamente pesante, alle speranze di veder la nascita di una riforma federale vera e, quindi, della macroregione, Italia del Sud, perché ostacolerebbe, all’almeno nell’immediato, la definizione e l’approvazione delle necessaria riforma dello Stato su base macroregionale.  mentre, lascerebbe inalterati i “privilegi autonomistici” delle regioni più spendaccione.

 

Renzi e Boschi dicono che:

Dobbiamo rinnovare il Paese, quindi, la riforma comunque sia è indispensabile

Rinnovamento non significa peggioramento.  E questa riforma non rinnova, ma peggiora la condizione del Paese. Perché il vero miglioramento passa per tutto ciò che questa riforma non prevede: la riforma della Giustizia; la revisione dei nostri rapporti con l’Europa; l’introduzione di un vero federalismo fiscale; la cancellazione delle dispendiosissime autonomie regionali; l’introduzione delle macroregioni;  norme antiribaltone per evitare il tradimento della volontà popolare; tutelare veramente il risparmio dei cittadini e la loro libertà di intraprendere, allegerendo l’altissima pressione fiscale;  una giustizia civile più veloce e minori lacciuoli burocratici. Non servono, insomma, riforme fasulle tanto per…, ma riforme vere per…..

Se non passa questa riforma, non si faranno più riforme.          

Come questa, certamente no. La verità, piuttosto, è che se passa la deforma Renzi, la Costituzione che ne deriverà, sarà praticamente intoccabile. Perché ogni eventuale correzione dovrà essere votata da due camere dissimili, una (Camera dei deputati) in parte nominata i capilista bloccati, in parte votata, in parte figlia del premio di maggioranza; l’altra (Senato) composta da persone scelte fra e dai consiglieri regionali, sindaci delle città metropolitane e senatori a vita naminati dal Capo dello Stato, in tempi diversi e, quindi, praticamente sempre in stand by, in attesa di ciò che avverà. E ci toccherà sorbirci semza fiatare anche l’Europa, dal momento che anche le eventuali modifiche dei nostri  i rapporti internazionali abbisognano del voto congiunto di  entrambe le Camere. Come si vede quindi il Senato non scompare, si trasfigura. Perde qualche competenza, ma può intervenire su tutto e consente ai consiglieri regioni ed ai sindaci “nominati” senatori, di godere  dell’immunità parlamentare.  L’unica mutilazione, insomma, sarà a carico della democrazia, dal momento che non saranno più gli italiani ad eleggere i propri rappresentanti a Palazzo Madama, ma i partiti.

La riforma ci farà risparmiare 500 milioni di euro: serviranno per il reddito di cittadinanza e pensioni minime

Ma la Ragioneria dello Stato (non il sottoscritto) conti alla mano, ci ha fatto sapere che al massimo riusciremo a risparmiarne 50. Più che risparmi, purtroppo, andremo incontro ad aumenti di spese. Intanto sarà necessario assumere altro personale (quello già dipendente, insomma, non basta) cui attribuire il compito di studio, controllo, verifica e proposta cui dovrà far fronte il Senato.Inoltre la “celebrazione” del rito di ballottaggio, appesantirà le spese elettorali di ben 300milioni di euro. E questo senza citare l’introduzione di 24mila nuovi assessori e consiglieri comunali previsti da una recente legge ordinaria “renziota”. Alla faccia del risparmio.

Questa riforma stopperà il bicameralismo perfetto, cancellando il Senato

Alla luce di quanto detto prima ed in considerazione che le presunte modifiche costituzionali prevedono che il Senato possa intervenire su qualsivoglia disegno di legge,  chiedendo alla Camera di modificarla, voterà tutte le leggi costituzionali e dovrà dire la sui rapporti con l’Europa, dovrà dare il proprio consenso su tutte le normative relative a Regioni e comuni, eleggerà i membri del Consiglio Superiore della Magistratura e due giudici costituzionali, ma darà anche pareri su diverse questioni, parlare di eliminazione del Senato è, quando meno, un’esagerazione. Di più il bicameralismo che si vuole eliminare è operativo in quasi tutte le grandi democrazie del mondo, come negli Usa e nella Svizzera, mentre non esiste in Cina, Corea del Nord, Arabia Saudita, Turchia ed Indonesia, dove la democrazia è tutt’altro che di casa.

La cancellazione del Senato favorirà la stabilità di governo

Se davvero era questo l’obbiettivo dei ri(de)formatori, hanno sbagliato mira. Avrebbero dovuto cancellare la Camera dei deputati. In questi 70 di vita repubblicana, infatti, dei 63 governi che si sono succeduti, solo 2 sono caduti perché gli è mancata la maggioranza al Senato. Gli altri 61 hanno sempre dovuto fare i conti con la Camera.

Questa riforma c’è la chiedono l’Europa e gli investitori

In realtà, più che gli investitori, la vogliono i poteri forti della finanza (in particolare la Jp Morgan grande banca d’affari americana che, non solo la vuola, ma l’ha addirittura, dettata in due cene-riunioni, l’1 giugno del 2012 ed l’1 aprile 2014, cui hanno preso parte, oltre Matteo Renzi, l’ex premier britannico Tony Blair, oggi consulente della  Jp Morgan ed un rappresentante diretto di quest’ultima, perché la nostra Costituzione ha caratteristiche troppo socialisteggianti, che  tutelano i diritti dai lavoratori, impediscono riforme economiche e garantiscono “il diritto di protestare contro i cambiamenti non graditi. Ecco, quindi, l’esigenza di cambiarla. Secondo Jp Morgan, per mettere a tacere tutti i possibili oppositori a cominciare dal popolo. Tant’è che la nuova Costituzione prevede che le richieste per i disegni di legge di iniziativa popolare siano corredate da 150mila e non 50mila firme, come oggi previsto. Ma non è detto che tali ddl siano presi in considerazione e a proposito dei referendum propositivi, pur tanto annunciati, bisogna aspettare che il nuovo Parlamento emani i regolamenti parlamentari. Stesso spirito per la richiesta di cambiamento avanzata dall’Ue. L’Italia per entrare in Europa ha avuto bisogno di alcune sentenze della Corte Costituzionale, perché  la nostra Costituzione non permetteva le cessioni di sovranità nazionali che la Comunità richiedeva. E, poiché, resta comunque incompatibile con diversi dei Trattati europei in atto deve necessariamente essere modificata. Come? E’ presto detto: intanto adeguando il liguaggio all’“ordinamento dell’Unione Europea” e non più come previsto nella vecchia all’ “ordinamento comunitario”, così come prevede il nuovo art.117, comma     1. Inoltre, la nuova Costituzione attribuisce al Senato  (un fantasma decisamente vivo) non eletto, ma “nominato” il compito di collaborare al raccordo fra Stato, Enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europa e partecipare, insieme a Regione e Province alla formazione degli atti normativi e delle politiche dell’Europa e verificare che siano effettivamente applicate su tutte il territorio nazionale.

La riforma cancella le province

A questa incombenza, in verità, ha già provveduto la legge Delrio che ne ha scaricato i costi su Regioni e Comuni.

Con la riforma si potranno fare più leggi

Ma se siamo già il Paese europeo che annualmente sforna  più leggi: il triplo di Spagna e Gran Bretagna ed il doppio della Francia. Di conseguenza, in Italia la libertà dei cittadini è decisamente inferiore rispetto a quella degli altri cittadini continentali. All’Italia, insomma, non servono più leggi, ma leggi migliori e scritte meglio.

La riforma evita i conflitti istituzionali fra Camera e Senato

Peccato, però che,  sempre l’art. 70 comma 6, statuisce che  le possibili problematiche legate alle scelte del procedimento legislativo bicamerale o monocamerale vadano risolte d’“intesa” tra i presidenti delle  Camere “secondo le norme dei rispettivi regolamenti”. E se – come può succedere – non riusciranno ad accordarsi, a chi toccherà la decisione finale? Beh, chi vivrà, vedrà.

E’ completa ed esaustiva

Ma se contiene un numero imprecisato – anche su aspetti significatici delle   nuove norme costituzionali (vedi addirittura l’art. 57 per la composizione del Senato) – di rinvii, che renderanno praticamente impossibile l’applicazione, a future leggi.

I Senatori non saranno retribuiti

In verità, la riforma cancella le indennità, mentre conferma il diritto al rimborso delle spese di viaggio, di vitto, di alloggio, di segreteria e, “dulcis in fundo”, una diaria. In pratica, cancella lo stipendio che è nella media di quelli dei parlamentari europei, ma gli conferma tutti i privilegi che – a differenza dei colleghi comunitari – lo fanno esploder. E questo senza dire che la struttura burocratica, ( dirigenti e dipendenti) di palazzo Madama, resterà intonsa.  Una ragione c’è, insomma, se la Ragioneria dello Stato ha valutato i risparmi certi a 50milioni di euro e non 500 come sostengono Renzi &.

Elimina i privilegi delle Regioni e ne ridurrà gli sprechi

Qualcuno dica a Renzi che: la sua riforma coserva alle regioni autonome, ovvero quelle più “spendaccioni”, tutti i privilegi di cui attualmente godono, in forza della loro autonomia. E gli ricordi anche che negli ultimi due anni una ricerca di Unimpresa ha rilevato che, mentre il debito di Regioni e Comuni è diminuito di 15 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni centrali è cresciuto di ben 100 miliardi e continua a crescere, nonostane che, Renzi e Padoan, continuino a seppellirci  sotto una montagna sempre più alta di imposte, tasse e gabelle, varie.

Riforme Costituzionali, quante ragioni per dire “NO”! Eccole tutte. O quasiultima modifica: 2016-10-04T19:21:08+02:00da mimdell
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